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  • CONTRO IL NUOVO DIS-ORDINE MONDIALE IL 1° MAGGIO AD AVIANO

    Published on 04/04,1997

     Un anno fa, il 1° maggio del 1996, con una manifestazione ad Aviano,
     conclusa anzitempo da un improvviso acquazzone, iniziava la sua attivita'
     il COMITATO UNITARIO CONTRO AVIANO 2000.
     Il nome stesso indica che si tratta di un gruppo di persone (e di
     associazioni) di varia ispirazione, ma unite nella lotta contro
     l'ampliamento della base militare statunitense di Aviano secondo un
     progetto denominato appunto "AVIANO 2000" finalizzato a far diventare la
     base friulana la piu' importante base aerea americana in europa.
     Un anno e' dunque passato e non sara' percio' inutile fare un primo
     riepilogo degli argomenti che sono stati affrontati durante le attivita'
     del Comitato.
    Chi si era illuso che la scomparsa della cortina di ferro avrebbe portato
     la pace perpetua in tutta l'Europa ha dovuto subire in questi anni cocenti
     e tragiche disillusioni: ex Yugoslavia, Cecenia ed altre tensioni meno
     pubblicizzate. Proprio queste terribili guerre "locali" servono ora da
     pretesto per imporre l'allargamento ad Est della NATO, promosso
     direttamente dagli Stati Uniti ed appoggiato piu' o meno volentieri dagli
     alleati europei. Anche le missioni militari camuffate per interventi
     umanitari vanno bene allo scopo di acquisire nuovi mercati.
     Basi come quelle  di Aviano e Sigonella, soprattutto se potenziate e curate
     continuamente nell'immagine, specie a beneficio delle popolazioni locali,
     sono le indispensabili armi politiche puntate verso l'area liberata
     dall'influenza dell'Unione Sovietica e che deve essere ora recuperata dal
     Nuovo Ordine Mondiale.
     Non sempre bastano a tale scopo i progetti della Banca Mondiale, gli
     accordi commerciali, i consulenti governativi che girano il mondo a
     tagliare faticose conquiste sociali: a volte servono le armi. Soprattutto
     quando qualcuno dice no. Come non pensare al Chiapas ed a tutto il
     sudamerica.
     Gli apparati militari, pensati e costruiti per la loro funzione omicida e
     distruttiva, mostrano la loro aggressivita' perfino "in tempo di pace":
     territori enormi sottratti all'uso della popolazione attraverso gli
     espropri o le servitu', esercitazioni continue con pericoli e danni
     gravissimi. Sono solo due esempi tratti a caso dal vastissimo repertorio di
     ingiustizie che ogni installazione militare provoca direttamente sul
     territorio ove essa si trova.
     Calzano a pennello anche per la base di Aviano e ci possiamo aggiungere
     centinaia di sorvoli giornalieri di aviogetti con punte di rumorosita' di
     oltre 130 decibel, l'occupazione di interi paesi da parte di oltre 20.000
     americani, la sottrazione di vaste aree ad ogni forma di controllo, le
     speculazioni edilizie che arricchiscono pochi danneggiando la maggioranza.
      Per il Comitato occuparsi dei danni all'ambiente ed alla salute che la
     base provoca ha un duplice significato: da una parte difendere la salute ed
     i diritti della popolazione colpita dalle attivita' militari e dall'altro
     coinvolgere i cittadini, attraverso assemblee svolte nei paesi piu'
     interessati, in un discorso piu' ampio che conduce a cercare le ragioni
     piu' lontane e nascoste del proprio disagio quotidiano.
     Non possiamo non dire che abbiamo anche cercato un rapporto diretto con le
     istituzioni, fino ad arrivare ad un incontro con il Prefetto di Pordenone.
      Se era nelle cose non attendersi alcuna risposta concreta dai lontani
     ministeri romani, dalle burocrazie triestine o dalla sonnacchiosa
     magistratura locale, non pensavamo che i Sindaci, responsabili della salute
     dei cittadini e garanti dei loro fondamentali diritti, rinunciassero senza
     ritegno a fare fino in fondo il loro dovere "stregati" dalle promesse
     miliardarie di un funambolico ed immaginifico ministro della difesa. Il
     blocco ai lavori di ampliamento della base, peraltro solo simbolico, non e'
     durato piu' di due mesi. Mezz'ora di chiacchiere ministeriali, ben lungi
     dall'essere a tutt'oggi concretizzata, e' bastata a spazzare via le denunce
     di centinaia di cittadini esasperati dall'insopportabile rumore degli
     aviogetti. In ossequio, servile, al potente alleato, neppure un ordine del
     giorno sulla pace e sul disarmo ha avuto uno straccio di voto nei dieci
     desolanti consigli comunali ai quali lo avevamo inviato.
     Occorre ammettere, pero', che l'opulenta societa' civile pordenonese ben
     accoglie le notizie che riguardano l'ampliamento della base: contratti da
     centinaia di migliaia di dollari, annunciati sulle prime pagine dei
     giornali e di cui beneficiano pochi affaristi, fanno ben dimenticare le
     notizie sulle scoperte delle prove dei coinvolgimento diretto della base di
     Aviano, al pari delle altre strutture americane in Italia, nella strategia
     della tensione degli anni '70. Il fatto che magistrati italiani accertino
     che alle basi avevano libero accesso i neofascisti implicati nelle stragi
     non sembra provocare alcun imbarazzo diplomatico ne', tantomeno, crisi di
     coscienza. Si sa, il denaro non puzza e non fa schifo nemmeno quello
     lordato dal sangue delle vittime delle bombe.
     Questi pochi accenni ad alcuni degli aspetti nei quali ci si imbatte se si
     vuole affrontare la questione della presenza militare americana in Friuli
     (in Italia) bastano a far comprendere, crediamo, la complessita' della
     stessa che richiede, pertanto, analisi approfondite ed un conseguente
     continuo impegno nell'affrontare i problemi locali senza perdere di vista
     lo scenario nazionale d internazionale entro cui ci si muove.
     La difficolta' di questo impegno spiega, almeno in parte, il comportamento
     delle forze politiche e dei movimenti dai quali ci si poteva aspettare
     un'adesione od un appoggio: impegnati in equilibrismi sia interni che con
     gli alleati di governo, hanno semplicemente, quanto assurdamente rimosso il
     problema preferendo dedicarsi a piu' tranquillizzanti vicende locali, come
     se Aviano fosse all'estero.
     Per chi invece ha deciso di battersi contro il folle disegno di
     mondializzare il dominio dell'economia soffocando le aspirazioni alla
     liberta' dei popoli e calpestando i piu' elementari diritti umani, tutte le
     basi militari, di qualunque nazione d ovunque esse siano, sono spine nel
     cuore.
     Ecco dunque che negli incontri del Comitato con altri gruppi impegnati in
     analoghe battaglie (gruppo NO AMX di Rivolto, i compagni siciliani del
     Comitato Golfo contro la base di Sigonella) si mette subito in luce una
     grande consonanza di idee e la necessita' e l'urgenza di mettere  in rete
     le esperienze, di collegare tutti i gruppi, le associazioni, i movimenti
     che in ogni parte d'Italia e d'Europa, ovunque minoritari, sono impegnati
     per la pace e contro il militarismo, affinche' le nostre voci non siano
     grida nel deserto.
     La manifestazione che il Comitato organizza il 1° maggio ad Aviano si
     congiunge idealmente a quelle analoghe organizzate in questo periodo contro
     la base di Sigonella in Sicilia: dal NordEst al Sud dell'Italia la voce del
     dissenso chiama a raccolta nuove forze di chi non vuole piu' essere
     complice silenzioso di tante ingiustizie.
     L'appuntamento del 1° maggio vuole essere una tappa di un percorso di
     mobilitazione e di impegno, gia' riscontrato nei gruppi che hanno
     partecipato all'incontro del 22 Marzo alla Casa del Popolo di Torre (PN),
     che ci condurra' ad un convegno di studi sul problema delle basi straniere
     in Italia, programmato per il prossimo autunno.

    per adesioni ed informazioni:
     Lino 0434/960192 - e-mail:circ...@iol.it
     Bepi 0434/550249
     Tiziano 0434/520555 - e-mail: tiss...@tin.it

    corrispondenza:
     COMITATO UNITARIO CONTRO AVIANO 2000
     c/o circolo "E.Zapata" - C.P. 311 - 33170 PORDENONE

    Le associazioni ed i gruppi che intendono aderire alla manifestazione sono
     invitati a partecipare portando un contributo di idee, ma anche materiale
     informativo che illustri le loro attivita' nel settore in cui sono
     impegnati.


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