2007, “fuga” dalla Base Usaf

dal Gazzettino del 29.12.2006

A partire dall’anno che sta per iniziare il personale militare sarà tagliato di 1200
unità

A partire dal 2007 il personale militare americano in servizio alla Base Usaf di Aviano sarà gradualmente decurtato nella misura di circa 1200 unità. Il dato è emerso nel corso di un'assemblea che ha visto confrontarsi i lavoratori italiani (impiegati nel presidio a stelle e strisce della
Pedemontana) e alcuni alti ufficiali del 31esimo Fighter Wing, lo stormo ivi dislocato con i suoi cacciabombardieri F-16. «Le voci che circolavano già da un paio d'anni sono state ufficializzate nel corso della recente assemblea unitaria dei lavoratori civili italiani, alla quale sono intervenute autorità militari statunitensi, tra cui il colonnello Kimberly Toney, comandante del 31esimo Mission Support Squadron, che ha confermato numeri e tempistica», riferisce Giovanni Iandolo, rappresentante Uil. «Abbiamo avuto garanzie che i tagli non interesseranno il comparto italiano – continua il sindacalista – semmai le conseguenze si ripercuoteranno sull'indotto esterno all'aeroporto, ovvero esercizi commerciali e mercato immobiliare»

Gli esuberi in tuta mimetica (come si è detto circa 1.200 sugli oltre quattromila militari presenti ad Aviano) potrebbero comunque essere in parte "assorbiti" attraverso assunzioni nel ramo civile, mentre a ulteriore parziale compensazione (di quella che appare, come vedremo, una manovra finanziaria) si assisterà a un lieve incremento in loco del personale a supporto della 173esima Airborne Brigade, i paracadutisti dell'Esercito Usa di stanza a Vicenza di cui è previsto il raddoppio e che necessitano dell'indispensabile scalo di Aviano quale trampolino per l'involo in zone addestrative e operative.

Perché dunque la Base di Aviano si assottiglia in maniera così pesante? Tutto parte da lontano, a cominciare dalla ristrutturazione del mastodontico (almeno sino ai primi anni '90) dispositivo militare Usa. Il crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda diedero una prima spallata. Seguirono i conflitti spesi tra Balcani e Medio Oriente con la conseguente recessione. Peggio, il grande dispendio di energie nella cosiddetta "Guerra globale al terrorismo" ha intaccato in modo evidente salvadanaio e morale del contribuente americano. E veniamo a oggi. A inizio mese all'aeroporto "Pagliano e Gori" di Aviano è atterrato Michael Wynne, Segretario dell'Usaf, che ha adunato tutti gli avieri all'hangar 1, spiegando loro che è in atto un processo di ottimizzazione delle risorse a disposizione della Forza Armata. Proprio in quest'occasione il Segretario ha annunciato i tagli riguardanti il personale in servizio nell'Usaf, 31esimo Fighter Wing compreso. E a coloro che saranno risparmiati dalla mannaia saranno richiesti ulteriori sacrifici per mantenere lo Stormo in efficienza. Tempi duri, insomma.

Ma c'è di più. I tagli al personale dell'Aviazione militare statunitense serviranno in parte a reperire i fondi da destinare alle commesse per l'acquisto del nuovo caccia multiruolo F-35 Joint Strike Fighter, che a partire dal 2013 sostituirà gli "anziani" F-16 di stanza ad Aviano, così come nelle altre Basi Usaf. L'F-35 (al "Pagliano e Gori" ha già fatto la sua comparsa il simulatore) è un prodotto supertecnologico e, quindi, supercostoso: ben 46 milioni di dollari al pezzo, quando il buon "vecchio" F-16 ne costa poco più di 20. E allora dove si troveranno i soldi per comprarlo? Semplice, si taglia sul personale.

Dario Furlan

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